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Almamegretta

Almamegretta experience

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Data: 2 giugno 2001
Giornale: l’Unità
di Silvia Boschero

Esce «Imaginaria», riti sincretici in salsa techno. Sembra una diavoleria e invece è un bel disco

ROMA - Storia di un gruppo che ha un'idea fissa, quella di dimostrare a tutti che il presente sta nella mescolanza della pelle, delle tradizioni, delle idee e dei suoni. Alla loro nascita, dieci anni fa, gli Almamegretta ci hanno raccontato a ritmo di dub la storia di Annibale, il grande generale nero che attraversò le Alpi con gli elefanti, diventando nostro padre, il padre di tutti gli italiani dalla pelle scura. E il senso della loro ricerca, anche oggi con il nuovo disco Imaginaria, da allora non è cambiata. Si è arricchita di ritmi, di esperienze umane e professionali raccolte per lo più oltremanica, fino a disegnare un'identità musicale distante anni luce dalle regole commerciali che il quartetto partenopeo rifugge con consapevolezza. Anche per questo Raiz e compagni non ci stanno a rappresentare semplicemente la città di Napoli, loro che da sempre hanno un'ispirazione ben più universalista: «Se per Napoli - spiega Raiz - intendiamo una città simbolo della non appartenenza ad una cultura specifica, ma il vero melting pot della nostra penisola, allora in questo senso siamo ben lieti di rappresentarla».
Imaginaria rappresenta certo Napoli, ma anche mille altri luoghi e sensazioni che gli Almamegretta hanno assorbito dalle letture e dai viaggi. Ed è facile individuare come simbolo di tutto il disco Pa'Chango, una canzone-inno dedicata all'orisha Xangò, uno degli dei della religione sincretica che dalla madre Africa si è diffusa nei paesi tropicali, Cuba e Brasile su tutti: «Xangò nel culto Yuruba è il dio del tuono, del sangue, e come succede spesso, corrisponde nella religione cattolica al suo opposto: Santa Barbara, la santa immacolata. La canzone è composta di varie parti: l'introduzione affidata ad un percussionista cubano devoto della divinità, il cuore ad una canzone che si usa nelle processioni a Napoli e il collante alla musica techno, capace di contenere entrambe le cose». Dunque il moderno rito laico della techno mescolato a quelli di due religioni distanti ma accomunate da tantissime similitudini. Imaginaria è soprattutto questo: il valore della diversità da accogliere a braccia aperte, o come dice Raiz «Condire il riso basmati con il ragù napotetano. Magari non è buono, ma vale la pena provare!». E quindi troviamo la voce ipnotica dello stesso Raiz che si confronta con i versi tradotti in napoletano di una quartina del Rubayyat del poeta sufi persiano dell'anno 1000 Omar Khayyam, che lasciano il posto a quelli del grande poeta cubano Nicolàs Guillén, portavoce dello spirito meticcio della sua terra. Le differenze da salvaguardare e mescolare, quello che gli Alma hanno fatto dal primo giorno, ma meglio degli altri, è il filo rosso del sogno di questa Imaginaria: «L'immaginazione ritorna più volte nel disco, anche sotto forma di sogno, che poi è il solito vecchio sogno, quello di cambiare il mondo. Noi non siamo un gruppo da barricata. La nostra lotta e quella di mettere di fronte alla culture dominante il nostro sprazzo di musica alternativa. Speriamo di riuscirci nel nostro piccolo. La nostra vecchia canzone Figli di Annibale ad esempio non credo che lasci la gente indifferente. Non credo proprio che uno dopo averla ascoltata possa uscire e dare la caccia ad un immigrato». Musicalmente Imaginaria (che porteranno in tour a partire dal 9 a Palermo), passa dai ritmi sincopati della techno al dub che paga il tributo a maestri come lo scomparso Bim Sherman, dal reggae all'Africa nera passando per l'oriente. Tutto in un idioma universale anglo-afro-ispanico-italico e comprensibile, speriamo, a tutti.

Aggiornato Sabato, 10 Settembre 2005
 

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