o f f i c i a l w e b s i t e

Almamegretta

Almamegretta out of body experience

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Data: 10 luglio 2001
Giornale: Mucchio Selvaggio
di Federico Fiume

Con il nuovo album Imaginaria gli Almamegretta mettono un punto fermo nel loro ormai decennale percorso di ricerca ritmica e melodica. Sono giunti al quinto album, attraverso un percorso di ricerca ritmica e melodica che da Napoli li ha portati ad approdare di volta in volta alle spiagge della Giamaica, ai lidi mediterranei e dei Paesi arabi, alle scogliere inglesi, all'Africa, all'Asia. Il bagaglio di queste esperienze si condensa perfettamente nelle dodici tracce di un album che rivendica attitudine e identità senza compromessi. Compatto e denso, Imaginaria contiene il suono di un intero pianeta, ma mai come in questo caso, sottolinea la personalità unica di una delle poche formazioni italiane che si sono meritati stima e considerazione sul piano internazionale. L'esperimento "pop" condotto nel precedente 4/4, album molto lavorato e costruito, lascia il posto ad un flusso sonoro consapevolmente istintivo che restituisce il gruppo alla sua migliore dimensione espressiva. Insieme a Reeno "Raiss", siamo andati a esplorare, nel passato e nel presente, le ragioni e le energie che hanno costruito Imaginaria.



Qual’è la lettura che dai di Imaginaria rispetto a 4/4?
4/4 era il tentativo di fare un album più vicino alla forma canzone, più pop se vuoi, ma comunque a modo nostro, il che era un po' una sfida per noi. L'abbiamo affrontata con grande impegno ed è venuto fuori un album molto progettato, su cui abbiamo dovuto lavorare intensamente e per parecchio tempo perché quello non era il nostro terreno naturale. Imaginaria lo è. È un disco istintivo, fatto molto più velocemente, con i pezzi che sono venuti fuori in studio, divertendoci. Secondo me è il classico disco del gruppo underground italiano, che magari passa poco per radio, ma rappresenta qualcosa di vero, con una sua forza espressiva e una sua identità precisa.
La Bmg come ha accolto questa "marcia indietro" rispetto alle aperture pop di 4/4?
Onestamente, non ci hanno mai imposto niente. Certo chiedono, ma questo disco dice che noi non possiamo essere altro che quelli che siamo e questo è quello che facciamo, con tutti i pro e i contro del caso.
Quindi una rivendicazione di identità, una sorta di ritorno alle radici. Però da Sanacore ad oggi avete sedimentato esperienze, suoni, approcci diversi. Consideri Imaginaria come una chiusura del cerchio, il raggiungimento di una forma di stabilità, o magari il futuro porterà ancora qualche rivoluzione?
Chi lo sa? È un argomento che forse potrebbe mettere in gioco la stessa sopravvivenza della band, ma ricordati che il nostro nome vuol dire anima migrante. Io adesso non so cosa faremo in futuro, sono ancora troppo coinvolto da questo album; di certo metteremo del tempo fra questo e il prossimo disco. Dopo dieci anni di attività e 5 album c'è anche bisogno di fermarsi un attimo a riflettere. Naturalmente dico questo salvo contraddirmi, nel senso che magari l'anno prossimo ci vengono a tutti delle bellissime idee e ci viene voglia di fare un altro disco.
Non avete girato nessun video per il primo singolo Imaginaria?
No, lo faremo per il secondo singolo. Per il primo ci sono stati dei ritardi e dei problemi di budget.
Comunque siamo entrati in classifica al 22° posto, che non è una performance eccezionale ma non è niente male; vuol dire che il disco, anche da solo, è partito. Quindi a questo punto è giusto dargli un supporto.
Avete già scelto il secondo singolo?
Credo che sarà Fa’ ammore cu' mme.
Questo è il secondo album che registrate alle "Officine meccaniche", lo studio di Mauro Pagani, che sta diventando un punto di riferimento per molti gruppi. La scelta dello studio quanto ha influito sul risultato finale?
Mauro è un catalizzatore, il suo studio unisce il meglio della tecnologia più recente con un parco strumenti "vintage" che a un musicista fa lo stesso effetto di un luna park ad un bambino. Sotto il profilo del suono l'influenza dello studio la senti direttamente nel disco; se non lo avessimo registrato là non avremmo avuto Harp Odissey, l'organo Hammond della fine degli anni '50, cose che hanno contribuito notevolmente a creare la personalità sonora dell'album. L'atmosfera delle Officine è bella, rilassata, le persone che ci lavorano sono fantastiche e il padrone di casa è un gran signore: meglio di così... Lì dentro abbiamo fatto di tutto, dai video alle foto per la stampa, perché in un posto così è facile creare una scenografia, basta mettersi vicino agli strumenti, che sono vere e proprie icone. È come quando vai a New York, che scendi in strada e hai non c'era nemmeno bisogno di scendere in strada!
Insomma, una sicurezza sotto tutti i punti di vista. Parliamo invece del contrario: c'è mai stato un momento nella vostra storia in cui avete fatto un azzardo?
4/4. Quello è stato l'azzardo maggiore.
Lingo?
No, perché era coerente. Gli strumenti usati per Lingo sono gli stessi che avevamo utilizzato per Sanacore, solo che in quel caso abbiamo gestito l'elettronica per "ancestralizzare" il suono che altrimenti sarebbe risultato troppo moderno rispetto all'atmosfera che volevamo ricreare. In Lingo l'abbiamo utilizzata così com'era, per mandare il suono in avanti. I nostri fans è sembrato che ci fosse un gap tra due dischi, ma tieni presente che in mezzo c’è la mediazione di Indubb e che tre quarti della band ha anche un background di musica techno. Noi suonavamo il dub ma andavamo anche ai rave, veniamo da una cultura musicale che non è prettamente italiana. Londra l'abbiamo frequentata parecchio. Mi ricordo un locale, il Rocket, in cui facevano una serata chiamata "Megadog" dove suonavano gli Orb piuttosto che Banco de Gaia, etc. e dove incontravi dal Rasta al Punk, al fan della techno. Questa scena senza compartimenti stagni fra i generi musicali ci ha sempre affascinato e anche influenzato, quindi era del tutto normale che affiorasse anche nei nostri suoni.
In ogni caso anche 4/4 mi ha lasciato delle cose. Per fare quel disco ho ascoltato molta musica che probabilmente avrei ignorato se non avessi dovuto lavorare in una certa direzione. Grazie a quegli ascolti ho arricchito anche il mio modo di cantare e devo dire grazie a gente come Domenico Modugno o Julio lglesias.
... Julio Iglesias?!
Naturalmente non parlo dei testi o degli arrangiamenti, ma della pura vocalità: ha una voce bellissima, sensuale. Cose che vanno imparate, perché se vuoi fare qualcosa di originale devi anche saper pescare dove le persone che ti stanno intorno non pescano, altrimenti giri sempre in tondo.
Un pezzo come Respiro ad esempio, sotto il profilo vocale è ispirato direttamente a quel mood che esprimono i cantanti melodici latini: passione, sofferenza, sensualità.
Cose che peraltro fanno parte anche del patrimonlo classico napoletano…
Sì, è il sentimento, che è comune anche a molti cantanti arabi.
Ma quanto è difficile non superare la linea che divide l'intensità del sentimento dalla retorica sentimentale?
C’è una specie di campanello interno che ti avverte, ma dipende molto dalla tua sensibilità. Certo, puoi anche sforare e non accorgertene e li saranno il pubblico e la critica a fartelo capire. Oppure, nel peggiore dei casi, si perde il contatto con la realtà e si parte per dei voli pindarici. Questo è un rischio che è accentuato dalla popolarità, per questo è importante tenere i piedi per terra e questa è una delle ragioni per cui sono andato via da Napoli, una città che ti dà moltissimo affetto se si sente rappresentata da te. Da Pino Daniele ai 99 Posse, da noi a Gigi d'Alessio, ognuno a suo modo finisce per diventare un'icona. Puoi perdere le coordinate, camminare a 20 centimetri da terra senza accorgertene e pensare di essere infallibile. lnvece si possono sempre fare delle gran cagate e anche noi lo abbiamo dimostrato. Ci sono cose degli Alma che non rifarei.
Cosa, se non sono indiscreto?
Un pezzo come Sempre non lo farei mai più, anche perché non è riuscito bene. Doveva essere ironico, ma alla fine sembra solo il tentativo di fare a canzoncina ballabile, perché nella produzione si è persa l'intenzione originale, che era più vicina a certe cose di Fatboy Slim, per farti un esempio, dove recupera delle "carinene" anni '60 in un contesto diverso.
Mi viene una domanda provocatoria: se 4/4 avesse fatto il "botto" vendendo magari due-trecentomila copie, Imaginaria sarebbe quello che è?
Sì, anzi, credo che lo avremmo fatto così a maggior ragione perché... è una questione di carattere... Magari siamo anche un p0' infantili, come succede spesso agli artisti, ma come dicevo prima, se ti scordi chi sei, sei fregato. Guarda i Radiohead, che hanno usato il successo per fare un album come Kid A, assolutamente fuori da qualsiasi canone. Poi è chiaro che i conti li devi fare, li devono fare anche artisti molto seri e liberi, come Manu Chao che ha venduto tre milioni di copie e nel nuovo album ha messo un singolo come Me gustas tu. La stima per il personaggio rimane immutata, ma sappiamo tutti che quel pezzo è per la casa discografica. Con i 99 Posse abbiamo fatto delle lunghe discussioni sull'argomento. Quando hanno fatto Corto circuito la Bmg voleva far uscire subito Quello che come primo singolo, ma loro si sono rifiutati perché non volevano che l'album fosse identificato con quel pezzo, che era oggettivamente il più facile all'ascolto. Infatti quando quello che è uscito come secondo singolo, le vendite dell'album si sono impennate.
Il successo e un'arma a doppio taglio: hai più potere contrattuale ma anche maggiori aspettative da soddisfare...
Certo. Tre milioni di copie rispetto ad alcune migliaia sono un successone, ma se il disco dopo ne vende due milioni, diventa un flop. Poi ognuno ha i propri accordi con la casa discografica. Io credo che i Radiohead avessero già pronto Amnesiac prima di far uscire Kid A e che abbiano detto alla Emi: noi vi diamo il disco "vero" ma prima dovete far uscire quello "sperimentale" perché noi ci crediamo. Operazioni che stanno a metà fra il marketing e l'arte e che sono certamente interessanti per le possibilità che offrono.
Il vostro Kid A è stato Indubb. Ce ne sarà un altro?
Magari, a me piacerebbe molto. Noi dobbiamo dare alla Bmg una raccolta e sarebbe bello farla in modo particolare: da una parte un'antologia normale, dall'altra tutte le altre follie, una specie di Indubb 2.
Questa raccolta sarà la vostra prossima uscita?
Sì, anche se non sappiamo ancora come sarà, ma la storia ci dice che le raccolte vanno sempre bene sul mercato, quindi si potrebbe fare un cd doppio con il secondo in omaggio. I prezzi dei cd derivano anche dalla produzione e se consideri che il materiale antologico c'è già e che anche quello da mettere in questo eventuale secondo cd (versioni strane, live, remix etc.) lo abbiamo in archivio, i costi sarebbero molto ridotti.
Ti faccio una domanda che si riferisce a voci circolate nell'ultimo anno: quanto siete andati vicini allo scioglimento?
Molte di queste voci secondo me, derivano dal fatto che le nostre discussioni non le abbiamo mai nascoste, facendo sempre tutto alla luce del sole. Ma non abbiamo mai corso veramente il rischio di scioglierci, è una cosa di cui hanno parlato solo gli altri. Gli Almamegretta sono un collettivo e come tale mi piace considerarlo. Non siamo mai stati una band classica, ognuno di noi ha fatto le sue cose fuori dal gruppo, da sempre. Se poi qualcuno considera questo un sintomo di fratture al nostro interno, posso solo dire che si sbaglia.
Possiamo dire che le esperienze collaterali contribuiscono anche alla crescita della band? In questo disco un certo odore di Laswell si sente...
Per forza. Ma anche il fatto che io frequenti parecchio la scena di Londra, che sia vicino all'Asian Underground, ha avuto certamente i suoi riflessi e questo è solo uno dei numerosi esempi che potrei farti. Io auspico la continuazione di questo trend, perché mi piace lavorare a cose diverse con gente diversa. Ultimamente ho curato insieme a Paolo (ex membro degli Almamegretta) e a Luca Gatti, la colonna sonora di Orestea, il nuovo film di Antonio Capuano (Vito e gli altri, Pianese Nunzio, 14 anni a maggio) che dovrebbe uscire a settembre e ci siamo molto divertiti. Paolo e Luca vivono nella stessa casa a Londra ma non avevano mai suonato insieme. Paolo sta facendo un corso biennale di musica per il cinema, Luca ha un gruppo con General Levy e io ho proposto di fare questa cosa insieme. Ho un po' l'animo del pr, mi piace mettere insieme le persone su progetti originali.
Ecco, a proposito di Paolo: il fatto che gli Alma siano in tre e non più in quattro, non ha nulla a che vedere con le voci di cui sopra?
Paolo era semplicemente stanco dell'aspetto promozionale, degli impegni che ci sono oltre il suonare e lo scrivere musica, del tour; voleva approfondire il discorso delle colonne sonore con questo corso a Londra, insomma aveva bisogno di essere "sciolto" rispetto al gruppo. Ci ha proposto di continuare a suonare e a scrivere canzoni, a proporre cose come ha sempre fatto, ma dall'esterno. Questo significa che continuerà a lavorare con noi, probabilmente suoneremo insieme nella seconda parte del tour, ma il rapporto continua rispettando le sue esigenze. Questo è il modo che abbiamo di affrontare le cose e grazie a questo atteggiamento mentale riduciamo al minimo i rischi di veri dissidi.
Prima ti riferivi ad alcuni cantanti come a dei riferimenti melodici, però su Imaginaria sei tornato anche sul terreno del "ragga" che avevi abbandonato perché lo consideravi come una fase superata. Come mai?
Forse perche le decisioni assolute non esistono, forse perché lo spirito con cui abbiamo registrato questo disco è stato "giochiamo a fare gli Almamegretta" e facendo questo gioco sono venuti fuori pezzi come Fa’ ammore cu' mme o Caña, che tra l'altro è basato su una poesia molto bella di Nicholàs Guillén.
Oltre a Guillén citi anche altre cose nell'album, come i Rubayyat (i famosi "versetti satanici") di Omar Khayamm, poeta Sufi del 1100. Spesso ti riferisci alla letteratura nello scrivere i tuoi testi. Quanto pesa ciò che leggi nell'economia generale della tua scrittura e quanto invece è genuinamente originale, tirato fuori da dentro?
A volte certe influenze possono arrivare al 60-70%. Ma io, anche quando scrivo una canzone d'amore, magari ci metto dentro sentimenti che non sto vivendo direttamente in quel momento. Posso scrivere di cose che comunque conosco, ricordo, di cose che ho vissuto, che mi sono rimaste dentro. Quando scrivo mi piace immergermi completamente nelle emozioni che sto affrontando, diventare altro. La storia degli Almamegretta è proprio questa: problemi con un'identità personale che ti sta stretta, per cui cerchi di diventare qualcos'altro. Potrebbe essere un fatto psichedelico, una "out of body experience" dei sentimenti.
Finiti gli impegni per Imaginaria, mi dicevi che vi prenderete una pausa. Tutta vacanza o ci sono gia progetti collaterali avviati?
Abbiamo in ballo il seguito di Ashes con Bernocchi, impegni di Bill Laswell permettendo, poi vediamo che succede. Vorrei sfuggire dalla logica del "produci-consuma-crepa" della catena di montaggio disco-tour ripetuta all'infinito. Aldilà dei soldi che puoi guadagnare, l'alienazione è un rischio del lavoro seriale ed è dannosa per l'ispirazione genuina della band. Del resto con il tour siamo già impegnati fino alIa fine dell'anno. P0i c'è, per ora ancora in forma di ipotesi, la possibilità di suonare in un Festival organizzato dai Momo in Marocco, cosa che non ci dispiacerebbe affatto.

Aggiornato Sabato, 10 Settembre 2005
 

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