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Almamegretta

Almamegretta, Mattatoio, Roma 28 dicembre 1993

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Data: febbraio 1994
Giornale: Rumore
di Claudia Bonadonna




Era intitolata “Quel Mattatoio in città” la rassegna culturale che si è svolta nell'area dell'ex mattatoio di Testaccio allo scopo di promuovere, per mezzo di mostre, dibattiti e concerti, "la tutela degli spazi sociali autogestiti e dell'informazione libera e indipendente". Un concerto degli Almamegretta è stato ospitato in quella sede: nient'altro che un tendone, nemmeno troppo grande, eretto per proteggere dal gelo di una notte di fine dicembre un pubblico sorprendentemente numeroso, considerando che per il gruppo era la terza apparizione in città nel giro di un mese. Vero "mattatore": Raiss, sempre pronto a scherzare - magari sul pericolo fascista affiorato nelle recenti elezioni comunali di Roma e Napoli - o a spiegare il senso dei suoi brani. Questi gli ingredienti di uno spettacolo breve - poco più di un'ora - ma intenso, soprattutto sul piano musicale. I suoni lineari e cristallini del disco vengono completamente rimossi in favore di un reggae cupo e potente, retto da un'attenta sezione ritmica e, in modo particolare, da eccellenti linee di basso. Raiss canta impiegando un dialetto chiuso e cattivo, soltanto a tratti ammorbidito dagli echi mixati da D.RaD, 0 si avventura in vocalizzi degni di un muezzin, mentre le chitarre di Orbit ricamano funk e arabeschi orientaleggianti. L'inizio del concerto è piuttosto freddo, con una versione quasi sussurrata di Figli di Annibale, rinviando il raggiungimento del massimo livello di pathos alla sequenza composta da 'O bbuono e 'o malamente, Sanghe e anema, Suddd, Fattallà. È facile per il gruppo, a questo punto, avere ragione del pubblico, introdotto da Raiss alla sua "filosofia dub". Avendo quale sottofondo una dilatatissima versione di Terra, che assume i tempi lenti e ipnotici di un viaggio psichedelico, il novello guru spiega come quella esasperata lentezza possa essere un modo per sottrarsi al ritmi della produttività e ritrovarsi. Lapidario, infine, conclude: “Alma style is a dub style!”. E così sia.

Aggiornato Venerdì, 09 Settembre 2005
 

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